Canti e balli dell'800 trevigiano
Fino all'avvento dei mezzi meccanici, le condizioni del terreno agricolo della Marca Trevigiana, caratterizzato dai pendii delle colline e dal fondo sassoso della pianura, hanno reso più gravoso il lavoro dell'uomo. Per cantare durante il lavoro di fiato ne rimaneva poco (sebbene a volte potesse esser considerato un buon metodo per non sentire la fatica) e quello che restava alimentava i canti nelle aie alla sera, oppure in chiesa nei giorni di festa.
Il ballo poi costituiva una pratica ancor più rara: i tradizionali "quatro salti" nella stagione dei raccolti o durante feste e sagre paesane rischiavano di essere più faticosi che piacevoli, causa zoccoli di legno e magari qualche fastidioso callo ai piedi... Dovevano pertanto essere balli semplici, senza pretese coreografiche, eseguiti alla buona e affidati alla fantasia di ciascuno, era tanto se si riusciva a "'ndar a tempo", seguire cioè il ritmo della musica, che era fondamentalmente il canto degli stessi ballerini e di quelli che stavano intorno a guardarli.
Gli strumenti musicali, qualche fiato ma soprattutto la fisarmonica, presumevano una certa... professionalità musicale, consistente al massimo nel "'ndar a recia" senza alcuna conoscenza delle partiture scritte. Era comunque un lusso poterne disporre, i pochi suonatori erano sempre invitati molto ambiti alle feste nuziali e alle sagre di paese.
Un repertorio vero e proprio di canzoni, ma soprattutto di danze nostrane, sembra sia di difficile documentazione, il Gruppo ha cercato di recuperare negli anni musiche e canti di tradizione orale, filastrocche e cantilene che si è cercato di adattare a ritmi per lo più di importazione, e costruire delle coreografie su motivi ballabili, ispirate magari agli antichi mestieri o a scene tipiche che ben raccontano lo spirito ed il genuino modo di vivere delle nostre genti.
"Divertirsi per divertire" è il nostro motto.