Canti



ADESO I COSTUMA
Le tradizioni rappresentano per la gente di campagna l’essenza del tacito accordo che li lega alla terra, per cui ogni novità rischia di compromettere questa fedeltà e con essa la fecondità dei raccolti. Ecco allora il bisogno di additare novità e nuove mode, in un’interminabile successione di strofe, quasi demonizzandole attraverso una satira non priva di curiose intuizioni.

ANDARE IN CAMPAGNA (EL BEN CHE TE VOIO)
Un altro dei canti che tradizionalmente accompagnavano i lavori nei campi, lenendo le fatiche e rendendo meno faticoso il passare del tempo.

BENEDETO CHI CHE CANTA
La convivialità è certamente un buon metodo per sciogliere le diffidenze e riscaldare l’entusiasmo, favorendo la liberazione delle capacità canore e la partecipazione all'espressione corale. La canzone, composta da Sante Zanon su testi di Giuseppe Mazzotti, è un inno di benedizione a chi canta, a chi suona e a chi brinda, perchè il vino trasformandosi in sangue omologa il comporsi quasi sacro della liturgia corale.

DAME LA MAN BIONDINA
Uno dei tanti canti che accompagnavano i lavori nei campi, diffuso in tutto il Veneto ma con leggere variazioni nel testo a seconda dei luoghi. Nella sua insostituibile raccolta lo studioso A. Carnoldi, riferendosi a questa canzone scrive: “...la si sente cantare anche a Treviso.”

E LA JEJA SE MARIDA
Luigina è una contadina povera che si sposa con Giacometo portando in dote solo le mani per chiedere l’elemosina. Passati i primi entusiasmi, per rompere lo squallore della miseria, la sposina cerca di sollevare lo spirito curando l’acconciatura dei suoi capelli ("i rissoti a pampanoti"). Ma per quanto voglia darsi l’aria di una gran dama rimane sempre grama la condizione del suo vivere. Luigina diventata la Jeja nel linguaggio dialettale, è il simbolo delle velleità matrimoniali della povera gente, evocata nella satira della canzone.

EL MINESTRON
Col nome della popolare zuppa di verdure, tanto più gustosa quanto più assortita di ingredienti, è stato chiamato questo assemblaggio di motivi musicali molto noti. I frammenti di canzoni sono stati arrangiati con gradevole varietà di “tempi” e indovinate suture.

FIN CHE GAVEVO TALERI
Durante la dominazione austriaca del Veneto nell’’800, il tallero d’argento costituiva il simbolo della ricchezza. Ad averne in quantità si poteva beneficiare di tante "morose bele" anche se il cuore fosse stato "misero" (se l’amore non avesse potuto contare su esuberanti effusioni) ma quando i talleri venivano a mancare anche la bella biondina disertava gli incontri amorosi.

I DO GOBETI
Un'assidua amicizia lega assieme due "gobeti de media statura", soliti confidarsi le avventure amorose di cui ognuno si vanta. Una sera un po' brilli cominciano ad insultarsi reciprocamente a motivo della deformazione che era poi stata all'origine del loro sodalizio. Dalle parole il passaggio ai fatti è rapido e la conclusione della violenta rissa è lasciata all'interpretazione di una parola dai molti significati che appare verso la fine.

IN LONGO E IN LARGO PAL VENETO
Sono certamente piacevoli i territori della provincia, in particolare la pedemontana valdobbiadenese dalla quale proviene il canto. Una rassegna di blasoni popolari conduce poi finalmente a Treviso, città che la rima facilmente lega al suo sorriso.

LA CUSINA TREVISANA
La cucina trevigiana rappresenta una rassegna varia e saporita di piatti popolari a base di prodotti tipici della zona, che vanno dai risotti alla pasta e fagioli, dai fumanti “musetti” al celebre radicchio... "e dove metemo la sopa coada?"
Nella inebriante rassegna di Cason e Girardi c’è il rischio di trovarsi in tavola anche qualche altro piatto veneto, ormai entrato nella consuetudine trevigiana.

L’ARIA MARZOLINA
Il Gruppo Folcloristico Trevigiano è particolarmente legato a questo canto che inneggia alla Primavera, all’amore ma anche al nostro folclore. Anche se di recente composizione, l’autore ha voluto dedicarla proprio al Gruppo, riteniamo che la sua semplice struttura sia particolarmente adatta a legare il passato al presente.

LA ZAIRA LA SE VESTE
Preparata per recarsi ai vespri, la Zaira preferisce prendere la via dei campi dove Gaetano l’attende per un incontro d’amore. Nonostante il riparo offerto dal granoturco, che avrebbe dovuto garantire segretezza ai due amanti, viene scoperta dalla madre i cui rimproveri la lasciano indifferente, perché paga delle gioie provate, almeno finché la fedeltà del compagno non si dissolve al manifestarsi delle conseguenze...

ME COMPARE GIACOMETO
Quando il maschio rubacuori viene a mancare, le femmine impazziscono, anche se avevano accettato di dividersi tra loro le grazie d’amore. L’arguta storia viene incarnata da un galletto di cui era proprietario, per evidenti esigenze di rima, un certo Giacometo.
Un particolare arrangiamento rende ancor più sprizzante questo allegro e molto noto motivo musicale.

ME PIASE EL VIN DEL PERGOEA
Prodotto da vigne a raggiera o a filari, il vino è comunque buono, al punto che, come in questa canzone, può far dimenticare l’amore. L’enfasi della celebrazione bacchica tradisce tuttavia il bisogno di consolazione per un matrimonio mancato, o anche di solidarietà nel patetico invito a "sbandonar le femene".

PARONA FEI LIMOSINA
Canzonetta scherzosa in forma di contrasto amoroso, conosciuta anche col titolo “Orbo bon orbo”.

PASSAVA UN CAVALIERE
Antica ballata tradizionale conosciuta in tutta la regione anche se con titoli diversi e modifiche nel testo. curiosa la variante dell’alta trevigiana che la intitolava “Bandito”.

SE BEN CHE SON DAI MONTI
La melodia è di sicura origine trentina e si pensa sia stata portata in piano dai “carioti” (carrettieri) e dagli zattieri che numerosi passavano per la nostra provincia. Il testo invece è di chiara origine nostrana dal momento che parla dei nostri due più importanti fiumi: Sile e Piave.

SE TE TOCO CIÒ
L'apparente ingenuità della parlata popolare nasconde in realtà acute birichinate nel gioco dei doppisensi. Un innocente brevissimo ritornello al termine di ogni strofa, anch'essa castigata, rivela la crescente audacia del corteggiamento verbale, ma anche la compiacenza della ragazza che non disdegna proposte facilmente intuibili.

SPIRITUAL IN PESCARIA
Nel cuore di Treviso, in un’isola alberata è sistemato l’orginalissimo mercato del pesce. Negli immediati dintorni e in continuità di itinerario con la Pescheria si svolgono diverse attività commerciali ambulanti, per cui questa zona può essere considerata il simbolo dei “mestieri per via” che una volta animavano la città. Con gli antichi gridi di mercanti e artigiani è stato composto un recitativo, che nel gioco ritmico di voci e timbri sonori evoca la suggestione d’una città a misura d’uomo.

SUSANA VA A VESTIRTE
È ben nota la severità del padre che accompagna la graziosa figliola per la prima volta al ballo, tanto che nessuno osa avvicinarla, se non il figlio del conte che con uno stratagemma riesce anche a baciarla, scatenando le ire del genitore, che rimane poi disarmato di fronte ad una candida confessione di saggezza della figlia.

TREVISANELLA BELLA
La bellezza femminile nella città che fu la capitale della "Marca Gioiosa et amorosa", e nella terra che offrì splendidi modelli alla pittura veneta dei secoli d'oro, rivive nella festosa esuberanza di questa vecchia conzone italiana d'autore (Reginella campagnola), che una ristesura del testo ha ambientato a Treviso.