Un viaggio nella storia: le prime sedi

Nel 1968, nei i primi mesi di esistenza il Maestro Pagnin, direttore del Coro Stella Alpina e primo istruttore musicale del Gruppo Folcloristico, ammise l’allegra compagnia a condividere con il suo complesso l’uso della sala di Palazzo Rinaldi che il comune gli aveva assegnato per il Coro.
Successivamente, e per ben tre anni, il Gruppo venne ospitato nell’officina Crespan che alla sera era ovviamente inattiva, ma d’inverno pure molto molto fredda...

Negli anni ’70 e ’71 l’associazione Tarvisium mise a disposizione la sala di Palazzo de’ Ricchi in Via Barberia, i balli dovevano però essere provati senza forzare troppo per non compromettere la statica del vecchio edificio.

Per i successivi tre anni il Gruppo potè godere dell’accoglienza dei Padri Somaschi all’Istituto Emiliani in via Venier, che oltre allo spazio fisico in cui fare le prove offrirono anche l’amicizia ed il calore della familiarità, ma l’esigenza di un luogo fisso, i primi tempi sopperita con ospitalità precariamente recuperata in queste varie sedi, iniziò a farsi sentire con il costituirsi di un certo patrimonio oggettuale, e finalmente nel 1974 fu raggiunta una certa stabilità.

In quell’anno la Provincia, per interessamento dell’allora assessore alla cultura Carlo Bernini, concesse l’uso della dimessa sede dell’ex brefotrofio provinciale in via Marchesan. Il Gruppo si mobilitò con entusiasmo e dopo alcuni mesi di fatica l’edificio ne uscì restaurato e arredato con il risultato soddisfacente di diventare oltre alla prima sede stabile, il primo luogo in cui fu possibile allestire delle mostre temporanee dedicate alle Arti e Tradizioni Popolari.



Il crescente successo degli spettacoli, e l’apprezzamento per il servizio culturale che le mostre rendevano alla cittadinanza (in particolare alle scuole) convinsero l’Amministrazione Provinciale a offrire al Gruppo, nel 1980, la spaziosa Villa Zen a Sant’Artemio, un edificio a due piani del XVIII secolo, individuato subito come luogo ideale. Riservato il pianterreno alle necessità del Gruppo, fu possibile sistemare al primo piano il materiale etnografico raccolto negli anni, e rendere l’esposizione permanentemente accessibile al pubblico.